Call for papers: Forme di comunicazione e mondi condivisi di significato: linguaggio, cultura e interazione sociale in famiglia, a scuola e nei contesti sanitari

Call for papers per il Symposium “Forms of talk and shared worlds of meaning: Language, culture and social interaction at home, school, and in healthcare settings” - Vol. XV, n. 1, 2026

Editor: prof.ssa Letizia Caronia

This special issue of the journal CIVITAS EDUCATIONIS, Education, politics, and culture *, focuses on language and social interaction as the primary tools through which cultures, social organizations, moral orders and individuals’ identities are both presupposed and constituted, (re)instantiated and altered on an everyday basis. Particularly it focuses on a range of phenomena that display this Janus-faced process in unparalleled ways: the language mediated interactions through which individuals are introduced to the shared worlds of meaning, taken for granted cultural premises, social norms, local epistemologies and ontological beliefs that regulate and shape everyday life in our communities. In one word, we focus on language and social interaction as the main vehicle of what we could term ‘education’.
Drawing on Jerome Bruner’s lectio (1996) and opening up the meaning of the term beyond school- related learning, we conceive of education as the process in which cultural knowledge is presupposed, displayed, transmitted as well as locally negotiated, and rebuilt through social interaction. According to this definition ‘education’ is a pervasive phenomenon. It is at stake not only in expert-novice interaction, but also in any interaction where common worlds of meanings are presupposed and temporarily established, shared or questioned.
As Schutz (1944) reminded us, education is at stake whenever a ‘stranger’ copes with and has to domesticate an unknown world, be it a workplace organization or a larger cultural-linguistic group. For example, this ostensibly occurs in institutional interaction, in which the idiosyncratic perspective or ‘small culture’ of an individual is faced (and expected to align) with the community- based stance, usually voiced and enacted by the person who embodies the institution.
Consider the canonical sites where education takes place: the family and the school.
Education is at stake not only in parent-children interaction or in teacher-student interaction, but also, although less visibly, in parent-teacher conferences, in which parents learn substantive matters about their children’s academic performance and are introduced to the normative scripts of ‘good parenting’ and to the set of norms and expectations that the school culture takes for granted. Education is at stake when children socialize other children to the school culture and to peer group norms.
It is also at stake in healthcare contexts, in which the patients gain access not only to knowledge about their health (or the health of their child), but also to larger cultural knowledge defining what is normal and what is not, what is suited and what is unsuited, what counts as ‘good patient’ behavior and how the normative script of a medical encounter looks like. Education is at stake in interprofessional interaction, whenever the members of a team (learn to) take into account and adjust their own professional perspective to those of the other professionals in the room.
In a nutshell, we advance that any time a normative definition of reality and normative ways of knowing and acting (i.e., an ‘ought to be’) are at stake in interaction, education is at stake.

This special issue is dedicated to these kinds of enacted education to cultural scripts, norms, values and principles, and particularly to the forms of talk and social interaction through which education unfolds and is more or less consciously pursued by participants. For the purposes of this Special Issue, three main contexts have been selected to illustrate the forms of talk through which we build and negotiate a shared world of meaning: home, school, and healthcare contexts.

Call for papers per il Symposium “Forme di comunicazione e mondi condivisi di significato: linguaggio, cultura e interazione sociale in famiglia, a scuola e nei contesti sanitari” - Vol. XV, n. 1, 2026

Editor: prof.ssa Letizia Caronia

Il presente numero speciale della rivista CIVITAS EDUCATIONIS. Education, Politics and Culture intende esplorare il linguaggio e l’interazione sociale come strumenti primari attraverso cui culture, organizzazioni sociali, ordinamenti morali e identità individuali sono al tempo stesso presupposti e costruiti, (ri)attivati e trasformati nella quotidianità. Particolare attenzione sarà rivolta a quei fenomeni che esemplificano in modo emblematico questa dinamica bifronte: le interazioni mediate dal linguaggio attraverso cui gli individui vengono introdotti ai mondi condivisi di significato, le premesse culturali date per scontate, le norme sociali, le epistemologie locali e le credenze ontologiche che regolano e danno forma alla vita quotidiana nelle nostre comunità. In breve, ci si concentra sul linguaggio e sull’interazione sociale come veicoli privilegiati di ciò che potremmo definire educazione.
Sulla scia della lectio di Jerome Bruner (1996), e ampliando la portata del concetto oltre l’apprendimento scolastico, intendiamo l’educazione come un processo attraverso cui il sapere culturale viene presupposto, reso visibile, trasmesso, ma anche negoziato e rielaborato localmente nell’interazione sociale. In questa prospettiva, l’educazione si configura come un fenomeno pervasivo: essa è all’opera non solo nei rapporti tra esperti e non, ma in ogni scambio in cui mondi condivisi di significato vengono presunti, temporaneamente stabiliti, condivisi o messi in discussione.
Come ci ricordava Schutz (1944), l’educazione è in gioco ogniqualvolta uno “straniero” si confronta con un mondo a lui sconosciuto che deve, in qualche modo, rendere familiare, sia esso un’organizzazione lavorativa o un più ampio contesto culturale-linguistico. Questo accade in maniera particolarmente evidente nelle interazioni istituzionali, dove la prospettiva idiosincratica, o la “piccola cultura”, del singolo si misura (ed è spesso chiamata ad allinearsi) con la visione della comunità, solitamente incarnata da chi rappresenta l’istituzione.
Basti pensare ai contesti canonici dell’educazione: la famiglia e la scuola.
L’educazione è in gioco non solo nelle interazioni tra genitori e figli o tra insegnanti e studenti, ma anche, sebbene in modo meno visibile, nei colloqui scuola-famiglia, nei quali i genitori apprendono sia elementi concreti relativi al rendimento scolastico dei propri figli, sia gli script normativi della “buona genitorialità” e l’insieme di norme e aspettative implicite della cultura scolastica. L’educazione è presente anche quando i bambini socializzano altri bambini alla cultura della scuola e alle regole del gruppo dei pari.
È altresì attiva nei contesti sanitari, dove i pazienti accedono non solo a informazioni sulla propria salute (o su quella dei figli), ma anche a un sapere culturale più ampio, che definisce ciò che è normale e ciò che non lo è, ciò che è adeguato o inadeguato, cosa si intende per comportamento da “buon paziente” e quale forma assume lo script normativo dell’incontro clinico. L’educazione è in gioco, infine, nell’interazione interprofessionale, ogni volta che i membri di un’équipe si trovano a dover (imparare a) tener conto delle prospettive altrui e ad adattare la propria visione professionale a quella degli altri presenti.
In sintesi, riteniamo che ogni volta che nell’interazione entra in gioco una definizione normativa della realtà e delle modalità di conoscerla e agire in essa (cioè un “dover essere”), entra in gioco anche l’educazione.
Questo numero speciale è dedicato a queste forme di educazione “agita” nei confronti di script culturali, norme, valori e principi, con un’attenzione particolare alle forme di discorso e di interazione sociale attraverso cui l’educazione si realizza e viene più o meno consapevolmente perseguita dai partecipanti.
Ai fini di questo numero, sono stati individuati tre principali contesti nei quali osservare le forme di comunicazione attraverso cui costruiamo e negoziamo un mondo di significato condiviso: la casa, la scuola e i contesti sanitari.