L’internamento prêt-à-porter e altri dispositivi del post manicomio. Dialogo tra Maria Grazia Giannichedda e Antonio Esposito/PRÊT-À-PORTER INTERNMENT AND OTHER POST-SANATORIUM DEVICES. A discussion between Maria Grazia Giannichedda and Antonio Esposito

Maria Grazia Giannichedda e Antonio Esposito

Abstract


La domanda «Che cosa resta manicomio?», che accompagna questo numero di “Cartografie sociali”, ha diverse genesi.

Tra le motivazioni più importanti che ci hanno portato a proporre questo interrogativo, c’è l’incontro, didattico e di ricerca, realizzato, in questi anni, con le studentesse e gli studenti universitari e delle scuole medie-superiori, dialogando sul tema dell’istituzione psichiatrica. La domanda, quindi, nasce dall’esigenza di comprendere quale percezione i più giovani abbiano oggi del manicomio. L’impressione, a oltre quarant’anni dalla legge 180, è che questa percezione sia un po’ sbiadita, quasi scomparsa, come se il superamento dell’ospedale psichiatrico, in Italia, abbia determinato un processo di distanziamento dalla realtà asilare, e, conseguentemente, una grande difficoltà a comprendere il significato storico del manicomio e della lotta per il suo superamento. Così, diventa estremamente complesso anche riuscire a decodificare la “metamorfizzazione” del manicomio (Castel R. 1975; Id., Castel F., Lovell 1979; Castel R. 1980), e quindi la riproposizione delle sue logiche e delle sue prassi all’interno dell’insieme sociale, al di là dei confini definiti dalle mura asilari. Insomma, oggi, è forse ancor più difficile riuscire a disvelare e demistificare quello che Basaglia chiamava il “fascino discreto del manicomio” (Basaglia 1979).


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Registrazione presso il Tribunale di Napoli n. 37 del 05/07/2012