Redefining "Reasonable Harm" to Privacy in the Digital Surveillance Era: A Critical Analysis of Israeli Legal Framework | Ridefinire il ‘danno ragionevole’ alla privacy nell’era della sorveglianza digitale: un’analisi critica del quadro giuridico israeliano
Abstract
This article examines the concept of "reasonable harm" to privacy in the context of digital surveillance, focusing on Israel's legal framework. It analyzes tensions between formal legal definitions and public perceptions of privacy violations, revealing significant gaps that complicate the establishment of coherent standards. The Israeli case demonstrates how traditional spatial conceptions of privacy are increasingly inadequate in digital environments where information flows transcend physical boundaries. Empirical research highlights the "privacy paradox" in Israeli society – the discrepancy between expressed privacy concerns and actual privacy-protective behaviors. The article proposes new legal tests for evaluating privacy violations that incorporate considerations of chilling effects, contextual integrity, proportionality, and procedural safeguards. By developing more nuanced approaches to these questions, democracies can work toward a future where security and privacy are recognized as complementary rather than competing values.
Questo articolo esamina il concetto di "danno ragionevole" alla privacy nel contesto della sorveglianza digitale, concentrandosi sul quadro giuridico israeliano. Analizza le tensioni tra definizioni legali formali e percezioni pubbliche delle violazioni della privacy, rivelando lacune significative che complicano la definizione di standard coerenti. Il caso israeliano dimostra come le concezioni spaziali tradizionali della privacy siano sempre più inadeguate negli ambienti digitali dove i flussi di informazioni trascendono i confini fisici. La ricerca empirica evidenzia il "paradosso della privacy" nella società israeliana – la discrepanza tra preoccupazioni espresse sulla privacy e comportamenti effettivi di protezione. L'articolo propone nuovi test legali per valutare le violazioni della privacy che incorporano considerazioni sugli effetti inibitori, l'integrità contestuale, la proporzionalità e le salvaguardie procedurali. Sviluppando approcci più sfumati a queste questioni, le democrazie possono lavorare verso un futuro in cui sicurezza e privacy sono riconosciute come valori complementari piuttosto che competitivi.
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